Il viaggio a Sofia non era in programma, almeno per me. C'ero già stato due anni fa e pertanto in origine non mi era manco passato pa 'a capa di tornarci e preferivo andare in posti nuovi, non ancora visitati. L'idea è nata da Antonio; più o meno negli stessi giorni in cui me l'ha proposta ho ricevuto un messaggio da Ivan (un amico bulgaro) che mi invitava a passare alcuni giorni lì. E così è cominciato tutto.
Antonio poi ha convinto a venire con noi un suo collega greco con fidanzata, mentre io ho "convinto" Avra e Dina. In verità non ho fatto molta fatica, perché è bastato far loro menzione del viaggio che si sono aggregate all'istante. E così abbiamo raggiunto il nmumero di sei.
Il viaggio è stato ben più comodo della volta scorsa: allora avevamo passato il pomeriggio in treno, aspettato una sera e parte della notte in stazione a Salonicco e poi eravamo saliti su un trenaccio sporco, scomodo e malfrequentato. Questa volta abbiamo fatto il tragitto Atene-Salonicco di notte, riuscendo pure a dormire, e per fortuna il treno Salonicco-Sofia nel frattempo è stato sostituito con altro ben più comodo e pulito. Ciononostante, arrivati a Sofia eravamo tutti parecchio stanchi.
Mi ha fatto un gran piacere rincontrare Ivan, che si è dimostrato ancora una volta una guida d'eccellenza! Purtroppo però, lì per lì ha detto una parola di troppo che ci ha "incastrati". Ha infatti fatto riferimento a un ristorante greco-libanese, senza peraltro intendere di volerci portare lì. Ma la frittata, ahimé, era fatta. La tizia greca di cui non ricordo il nome ha preso la palla al balzo e ci ha trascinati tutti lì. Per quanto avremmo preferito mangiare qualcosa di bulgaro, alla fine abbiamo mangiato tutti veramente bene, con la sola eccezione di Antonio, che ha ordinato delle salsicce libanesi. Pur essendo un calabrese d.o.c. e come tale ben abituato ai cibi piccanti, ancora ora ha bruciori di stomaco.
Con ritmi molto meridionali abbiamo finito il pranzo verso le 16:30, dopodiché abbiamo fatto un breve giro per il centro di Sofia e infine abbiamo accompagnato Ivan in un locale dove ha veramente dato spettacolo. Io non sapevo che sapesse cantare così bene: si è rivelato una vera ugola d'oro. In pratica suo padre è maestro di musica e quel giorno si teneva un concerto dei suoi allievi, tra cui pure Ivan. Si è esibito in due pezzi di Elvis, dimostrandosi un vero show-man.
Terminato lo spettacolo, i Greci sono andati a dormire (volevano solo riposare un'oretta, ma alla fine si sono svegliati tutti il giorno dopo alle 11 passate) mentre io e Antonio siamo andati a cena coi vari cantanti.
Il mio buon lettore deve sapere che il cibo in Bulgaria ha dei prezzi veramente economici. Ma veramente economici. Davvero! La birra pure! (un boccale da mezzo litro costa sugli 80 centesimi di euro). Il risultato è stato esilarante: mentre io cominciavo a declinare i verbi bulgari (ubivam ubivas ubiva ubivame ubivate ubivat; ubivach ubivasche ubivasche ubivachme ubivachte ubivacht) e a dire frasi di cui ignoro il significato a cameriere e donne delle pulizie, Antonio ha imbracciato il suo mandolino immaginario, ha schiarito la voce e, una dopo l'altra, ha sciorinato un lungo repertorio delle più squallide canzonette all'italiana. Canzonette di cui peraltro non ricordava le parole, motivo per cui ha dovuto fare largo ricorso alla sua fantasia e a me in qualità di gobbo. Tutto ciò di fronte ad un pubblico entusiasta: due tavolate di cantanti professionisti e semiprofossionisti e maestri di musica vari.
Verso l'una, allontanati a forza dal locale, ci siamo recati prima in una balera dove si danzava la salsa (o forse la rumba, non ho capito bene). Ivan e una sua amica, Marianna, hanno provato disperatamente ad insignarmi l'1-2-3 paùsa del bi e ba di queste feste, questi carnevali cui io ci vado ci vado. Ma senza grande risultato.
Quando siamo rimasti gli ultimi avventori del locale abbiamo smontato le tende e ci siamo spostati in un'altra discoteca bulgara. Ancora qualche birra, qualche trenino pè-pè-pè-pè-pè-pè e verso le 4 e mezza tutti a nanna.
Alle 11 ci siamo svegliati. Prima io e Antonio, poi i Greci che erano andati a dormire alle 10. A quel punto mi è tornato alla mente un sms che il giorno prima avevo ricevuto da Paola: "Attento: Avra e Dina non si svegliano mai"...
Vabbuò. Hanno fatto seguito un caffessito in centro e una bella visita al museo archeologico sofiese. O sofico. O sofista.
E poi un pranzo bulgaro. Raramente ho provato all'estero del cibo buono come quello bulgaro. Mi sono fatto un piattone di pollo con funghi e Rocfort (si scrive così?).
Ancora un po' di giro per Sofia e poi una gran gran cena nello stesso ristorante dove eravamo stati due anni fa (te lo ricordi Paola?). Che meraviglia! Ah, pure Nelli, la fidanzata di Ivan, è venuta con noi sebbene fosse sotto antibiotici e in preda a febbroni da cavallo.
A quel punto i Greci, ben riposati dal lungo sonno della notte precedente, hanno deciso che era tempo di darsi alla movida notturna sofiana. Sofiese. Sofiaca. Sofisticata.
Io e Antonio abbiamo retto fin verso le tre e mezzo, il povero Ivan, che il mattino dopo si doveva svegliare alle 7 per andare a lavorare, un po' di più.
Alle 5:30 ci siamo svegliati per prendere il treno per Salonicco. Avra e Dina in ostello hanno deciso che quella era l'ora buona per ascoltare un po' di rap a tutto volume. I nostri vicini bulgari non hanno apprezzato e sono venuti e dirci di tutto. Ma tanto parlavano in bulgaro, i loro insulti ci sono tranquillamente scivolati addosso.
Sul treno per Salonicco ho rischiato veramente di non riuscire a superare la frontiera. Quando sono arrivati i poliziotti io ero chiuso in bagno. Non per nascondermi, ma perché la natura chiamava. Hanno bussato un paio di volte con una certa insistenza, ma io prima di poter aprire ho dovuto dare libero sfogo alla vescica per almeno un paio di minuti. quando ho aperto i due poliziotti erano già un po' incazzati, tutto il treno mi stava fissando. A quel punto ho presentato la mia carta d'identità vecchia, stropiacciata e coi bordi tutti rotti. Inoltre il timbro sulla foto si era cancellato in una maniera tale per cui sembrava cancellato intenzionalmente da me. Mi hanno fatto mille domande del tipo: "che sei venuto a fare in Bulgaria?" "quanto sei rimasto?" "non potevi restartene a casa?" e alla fine mi hanno chiesto se avessi altri documenti. Per fortuna avevo la patente, altrimenti temo che starei ancora marcendo nelle prigioni bulgare.
Ben diversa, invece, la polizia greca, che si è limitata a buttarmi un occhio distratto e non mi ha nemmeno chiesto il documento. Forse per motivi di Unione europea, più probabilmente perché avevano da tornare a caffé e tavli.
Salonicco...
...la racconto più tardi